Dal mogano alla vetroresina: storia di un cantiere diventato leggenda
Da 182 anni sulla cresta dell’onda

Da 182 anni sulla cresta dell’onda
La storia dei cantieri Riva inizia nel 1842 sul lago d’Iseo a Sarnico (BG) con Pietro Riva, maestro d’ascia emigrato dal lago di Como.
Prosegue con Ernesto, poi ancora con Serafino, grande appassionato di corse, e infine con Carlo, che crea uno stile che si affermerà nel mondo come esempio di eleganza e design esclusivo.
Il cantiere Ernesto Riva sul lago di Como
Siamo nel puro Italian Style. Siamo nel vivo della storia della nautica da diporto.
Dalla riparazione di imbarcazioni danneggiate alla costruzione di scafi di una qualità fino ad allora inesistente, il passo è breve e con l’introduzione del motore a scoppio con Ernesto nel 1880 e successivamente con suo figlio Serafino, anche la performance diventa un elemento distintivo delle imbarcazioni Riva.
Il cantiere di Sarnico in una vecchia foto
Sarnico è, negli Anni Trenta, uno dei cantieri più attivi della motonautica internazionale. Contagiato dalle prime competizioni, il 1 maggio 1912 Serafino raggiunge per la prima volta i 24 km/h con uno scafo da corsa in una gara internazionale.
Le gare di motonautica iniziano a riscuotere grande successo dando vita a importanti competizioni internazionali su tutto il territorio.
Serafino Riva
Una delle più rinomate, la Pavia-Venezia, vede per due anni consecutivi, nel ‘31 e ’32, la vittoria di Serafino Riva, che stabilisce il record di velocità dell’epoca raggiungendo i 52 Km/h.
L’Italia della ricostruzione è in pieno fermento: ovunque si edificano ponti, autostrade, città. La società è attraversata dalla rivoluzione industriale e il mito nascente è quello dell’auto: Carlo Riva crea l’alter ego di questo mito della velocità: una gamma di barche in legno dal design inconfondibile. L’Ariston, capostipite di generazioni di motoscafi, rappresenta la prima lussuosa auto dell’acqua per la linea, gli interni, il volante, il cruscotto, la posizione di guida, portando alla luce una nuova dimensione tutta italiana di quel periodo: le vacanze.
Il cruscotto dell'Ariston
Le imbarcazioni Riva diventano accoglienti, eleganti, sensuali, vanitose. Nel 1969, quando appare la prima barca in vetroresina, i cultori della tradizione inorridiscono, ma i Cantieri Riva dimostrano la loro lungimiranza nel saper innovare rimanendo nel solco della tradizione. L’ultimo contributo di Carlo Riva a una Riva ormai non più sua è ingentilire e impreziosire con “un tocco di caldo legno la fredda plastica”, ricostruendo un felice matrimonio tra il mogano e la vetroresina.
Fra gli anni ‘70 e gli anni ‘90 la rivoluzione culturale si trasmette anche allo stile. Sono anni di sperimentazione in cui la frenesia della vita quotidiana fa tornare prepotentemente alla ribalta il mito della velocità. Ormai forte della conoscenza della materia plastica, che permette di sviluppare forme che con il legno non sarebbero mai state possibili, Riva lancia sul mercato modelli d’avanguardia in cui predominano la potenza dei motori e linee altamente aerodinamiche.
Il Riva Saint Tropez
Nascono in questo periodo il St. Tropez e il Riva 2000, ma anche il Superamerica. Antenato dell’odierno SportRiva 56’, questo flybridge dal cuore sportivo riscuote molto successo, tanto da venire proposto in diverse lunghezze, dai 45 ai 50 piedi.
Nonostante l’affermarsi della vetroresina, la produzione dei runabout di legno in Riva prosegue fino al 1996, anno in cui è costruito l’ultimo Aquarama Special, il numero 784.
Dopo diversi passaggi, nel maggio 2000 Riva entra a far parte di Ferretti spa, tra i leader mondiali della nautica da diporto: è l’inizio di una nuova stagione di sviluppo e rinnovamento. Il Gruppo Ferretti, guidato dall'Avvocato Galassi, Amministratore Delegato, è oggi costituito da Ferretti, Pershing, Riva, Itama, Custom Line, Riva, Mochi Craft, CRN.
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